24.05.2018 – Web Tax – Italia

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha avviato una consultazione pubblica (con termine al 22/6/2018) al fine di raccogliere da tutti i soggetti interessati (compresi i cittadini) osservazioni e commenti sulla proposta della Commissione Europea che prevede, per la cd. web tax, un’imposizione indiretta al 3% e una imposizione diretta sulla <<entità digitale significativa>>.

Brevemente, si vuole ricordare che l’Italia ha già introdotto una web tax indiretta che è ancora mancante (volutamente) del decreto di attuazione.

Per quanto riguarda l’imposizione diretta, si vedano le riflessioni che precedono.

24.05.2018 – Sovranità tributaria e Porti italiani. Una breve riflessione

In precedenza, si è scritto sull’argomento, ricordando come i porti olandesi, siano stati la prima “vittima” della Commissione UE che già nel 2016 aveva deciso (2016/634) contro il sistema tributario portuale del Paese membro.

Oggi, l’Olanda sta per varare una parziale riforma tributaria per abolire le imposte dirette sui dividendi al fine di agevolare l’ingresso nel Paese alle multinazionali e anche per ulteriormente fissare la loro presenza. Ma il regime non potrà che riguardare anche le stesse società olandesi.

Il piano fiscale è per l’eliminazione della ritenuta alla fonte del 15% sui dividendi a partire dal 2019. E, ciò sta avvenendo nella consapevolezza di creare un attrito con la stessa Comunità Europea.

Lo spunto che si trae dalla notizia è che, quindi, il principio della sovranità tributaria per le imposte dirette all’interno della UE, in questo momento, non è morto.

Il che vorrebbe dire, se il progetto olandese andrà a termine, come di fatto, la stessa decisione assunta dalla Commissione Europea nei confronti del sistema portuale olandese, assumerà un valore puramente formale. Perché, è evidente, che, in linea generale, l’abolizione della ritenuta sui dividendi porterebbe beneficio anche allo stesso sistema portuale olandese.

L’ulteriore spunto che si trae dalla notizia è che, per quanto riguarda la vicenda dei porti italiani, che al momento parrebbe in una fase di stallo, dovrebbe veramente invocarsi la sovranità tributaria quale pregiudiziale all’aggressività dello strumento procedurale adottato dalla Commissione UE.

07.05.2018 – UE – L’azione della Commissione DG Concorrenza verso i Porti italiani è anticipatoria della introduzione di un nuovo sistema di risorse proprie.

Il progetto di imposta comune di società prosegue il proprio cammino (02.05.2018 – Com. 2018 – 326 Final). In sostanza, l’imposizione diretta, per quanto riguarda le imposte sulle società, diverrà nuova risorsa propria.

Si mira a fondere una base imponibile consolidata e comune con la previsione di un Regolamento che disciplina il calcolo, l’accertamento e la messa a disposizione delle nuove risorse proprie (ecc.).

Il meccanismo di fondo sarà basato sulla previsione di un’aliquota della risorsa propria basata sul reddito nazionale lordo. Ovvero, ciascuno Stato membro calcola ogni anno la risorsa propria basata sulla base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società (art. 7 della proposta).

Non si commette una azzardata riflessione nel considerare che l’azione della Commissione UE verso i Porti italiani sia un atto, sebbene particolare, anticipatorio del più ampio disegno di riforma che è già in corso.

02.05.2018 - Web Tax e Stabile Organizzazione (art. 162, comma 2, lett. f) bis TUIR Legge Bilancio 2018).

In precedenza sono state svolte osservazioni e riflessioni sulla nuova norma dell’art. 162 cit. introdotta dalla legge finanziaria per il 2018. La previsione legislativa attribuisce rilevanza fiscale alla fattispecie della stabile organizzazione che si manifesta con <<una significativa e continuativa presenza economica nel territorio dello Stato costruita in modo tale da non fare risultare una sua consistenza fisica nel territorio stesso>>.

Ora, in data 13 aprile 2018, il Comando Generale della Guardia di Finanza ha richiamato l’attenzione, tra altre nuove fattispecie legislative, sulla disposizione, rinviando anche alla propria Circolare 1/2018 e suoi allegati (pagg. 28 e 29).

La norma è interpretata per ricomprendere anche l’<<entità digitale>> della impresa estera che svolga attività in Italia. Viene indicato come <<la previsione della norma è volta a superare i limiti delle precedenti configurazioni di Stabile Organizzazione, che presupponeva un insediamento fisico – materiale o personale – nel territorio dello Stato>>.

Viene, altresì, offerta l’indicazione di come sia evidente che il Legislatore, nell’evidenziare la fenomenologia di base alle ipotesi di dematerializzazione, abbia inteso attrarre nell’orbita della fiscalità domestica le imprese digitali (e tutte quelle attività economiche) che, in considerazione delle peculiari caratteristiche dei rispettivi business, <<ordinariamente operano con organizzazioni distrettuali che, perciò, non manifestano evidenti connessioni materiali con le aree geografiche che delimitano i mercati di riferimento>>.

Così, per l’avvenuta abrogazione del previgente comma 5, si considera che integri stabile organizzazione la disponibilità a qualsiasi titolo <<di elaboratori elettronici e relativi impianti ausiliari che consentano la raccolta e la trascrizione di dati e informazioni finalizzate alla vendita di beni e servizi>>. Perché, se fino alla modificazione introdotta per il 2018, era espressamente escluso che la sola disponibilità di elaboratori elettronici (ect.) escludesse la stabile organizzazione, ora, si ritiene che non sia più così. Dunque, si vorrebbe estendere la norma alla impresa digitale.

Quanto si legge nel Documento (e allegati richiamati), è certo apprezzabile per volontà di precisione e uso di criteri interpretativi. Ma, si ritiene che non sia strettamente conforme al criterio di una interpretazione letterale.

La norma presuppone, ed è innegabile, la volontà dell’operatore economico di voler attuare una significativa e continuativa presenza in Italia <<costruita in modo tale da non fare risultare una sua consistenza fisica nel territorio dello Stato>>.

Ma, non può dirsi che, se l’attività economica possa essere svolta solo attraverso elementi digitali, ciò integri già di per sé la stabile organizzazione.

Infatti, e come già scritto, in precedenza la norma esige un <<comportamento negativo>> di volontà di abuso o occultamento. E, si ritiene di poter dire che, invero ed implicitamente, il Documento in esame postuli la consapevolezza di ciò; quando dedica, poi, attenzione a comportamenti di frammentazione della impresa multinazionale del web (cfr. per un interrogativo già posto del 24/3/2018 - archivio) che <<per eludere lo status di stabile organizzazione mediante polverizzazione del business in numerose micro operazioni, che singolarmente considerate potrebbero risultare prive della consistenza minima richiesta per acquisire autonoma rilevanza fiscale>>. E, a collegamento di ciò, è ricordata la previsione del comma 5) art. cit. relativa al fatto che non risultano nelle esclusioni della stabile organizzazione i casi in cui la sede fissa di affari sia utilizzata o gestita da un’impresa se la stessa impresa o strettamente correlata svolge la sua attività nello stesso luogo o altro luogo nel territorio dello Stato (Italia). Si vedano, anche, le altre fattispecie di eccezione per la configurazione della stabile organizzazione.

Così, nel Documento si richiama l’attenzione al fatto che i controlli dovranno avere una visione di insieme e di fatto del gruppo multinazionale. Allora, però, non sfugge, a tal proposto quanto ancora osservato in precedenza, relativamente alla necessità che comunque la nuova norma continua a esigere inevitabilmente la dimostrazione di elementi di fisicità, nel contesto del comportamento di occultamento, per provare la stabile organizzazione digitale.

Ma, l’entità digitale “pura”, quella considerata dallo schema di Direttiva (147 Final), continua a dirsi, che sia altro. L’entità digitale pura, e in mancanza di prova di elementi di fisicità e collegati al comportamento negativo, non pare debba essere interessata dalla nuova norma art. 162, lett. f) bis TUIR. E, tale entità è quella che si manifesta in modo trasparente, senza abusi.

D’altra parte, la fisicità è anche prevista poi dalla previsione del comma 6 art. cit.; dedicato alla cd. stabile organizzazione personale. Nel caso del soggetto che agisca nel territorio italiano per conto (rappresentanza indiretta) di un’impresa non residente e che abitualmente contratti o operi (procacciatore d’affari) ai fini della conclusione dei contratti. Quanto sopra, ovviamente, è sempre indirizzato a rendere occulta la stabile organizzazione e fatta eccezione per le attività previste dal comma 4) art. cit. e dalla qualifica di agente indipendente.

Invece, l’entità digitale pura non abbisogna né di procacciatori né di agenti indipendenti.

Un punto che passa inosservato è costituito dal comma 9 dell’art. cit., rimasto invariato, e per il quale non è motivo sufficiente di “insistenza” della stabile organizzazione (pura digitale) il fatto che un’impresa non residente con o senza stabile organizzazione in Italia controlli un’impresa residente, ne sia controllata, o che entrambe le imprese siano controllate da un soggetto esercente o no attività di impresa.

Invece, nel progetto di Direttiva si attribuisce rilevanza per configurare stabile organizzazione digitale alla gestione partecipata di una dell’altra e posta un’influenza significativa, alla partecipazione diretta o indiretta superiore al 20% dei diritti di voto e del capitale.

A questo punto, alla luce dello schema di Direttiva della Commissione UE si può, invece, ritenere che l’abrogazione del previgente comma 5, art. cit. fosse già in funzione delle specifiche e diverse previsioni comunitarie (non ancora attuate).

Nel frattempo, in Comunità Europea, l’iter di approvazione, dello schema di Direttiva, rallenta per mancanza di differenti visioni dei Paesi membri (Sofia 21.04.2018).

Come unica certezza resta solo il confronto interpretativo sulle applicazioni delle norme interne alla economia digitale.

02.05.2018 – Porti e Commissioni UE (Paesi Bassi).

A completare il quadro della corrente questione deve segnalarsi la decisione della Commissione UE del 21.04.2016 n. 2016/634 nei confronti dei Paesi Bassi.

Per pure ragioni di brevità, deve dirsi che i Paesi Bassi hanno abolito l’esenzione dell’imposta sulla società perché la misura fiscale riguardante le attività economiche dei porti marittimi interessati, costituisce un aiuto di Stato ed è incompatibile con il mercato interno.

Ciò si segnala per credere che, in mancanza di una resistenza mirata fondata sul richiamare anche la sovranità tributaria in tema di imposte dirette, lo stato delle cose attuali veda per l’Italia una strada già tracciata dalla Commissione Europea (cfr. Francia e Belgio).

La sovranità tributaria è argomento che consentirebbe di evitare la discutibile strada rapida della <<Decisione>> intrapresa dalla Commissione UE, per i fini noti.